Io vorrei, per dirla con il poeta russo,
che le mie poesie, come oso chiamarle,
parlassero di lotta di classe, cantassero
riunioni di partito, fossero coltelli
puntati razionalmente nel cuore
del capitalismo che odio. Ma io
non ho più fiducia nella mia fiducia
politica, da quando quella ragazza
mi ha chiesto di regalarle una collana
di vere perle, ed io non ho avuto
il coraggio di ucciderla: Compagni,
lo confesso: voglio diventare
un borghese abbastanza ricco:
lei non amerebbe un poeta povero.
Anche se pubblicassi mille e poi
mille libri di versi, non potrei
affittare un appartamento sulla
spiaggia di Mondello: e dunque
voglio scendere a patti, una volta
per tutte, con la mafia che è in me.
Non vi chiedo di perdonarmi,
anzi vi autorizzo ad uccidermi
se riuscirete a fare la grande
rivoluzione vittoriosa. E sono
certo che voi farete la vera
rivoluzione, e con giusta
assenza di pietà mi pianterete
una pallottola nella tempia.
Ma intanto io avrò avuto lei,
la ragazza borghese che tanto
mi assomiglia. Avanti, compagni:
voi non avete bisogno di me,
io ho bisogno di lei.