La popolazione del territorio di Orvieto è stabile. Quella del centro storico è in costante diminuzione. Almeno il 30 per cento delle case del centro storico sono disabitate. Perché allora è stata progettata la lottizzazione del Fanello, perché è stata approvata la variante per la lottizzazione di San Giorgio e si sta per approvare il relativo piano operativo, che aprirà la strada a una nuova lottizzazione?
Evidentemente, sia i proprietari dei terreni, sia le imprese che realizzeranno case e impianti, sia le autorità comunali e provinciali hanno, fino ad ora, ritenuto tali operazioni valide da un punto di vista urbanistico ed economico.
Evidentemente si è ritenuto che le nuove lottizzazioni arrecheranno più vantaggi che svantaggi all’economia orvietana e saranno utili per attrarre sul nostro territorio, con offerte di alloggi differenziati nella qualità e nel prezzo, nuovi residenti.
Del resto la libertà garantita dalla Costituzione di stabilire dove si preferisce la propria residenza, nonché la libertà d’intrapresa e il legittimo interesse dei proprietari a valorizzare i propri terreni, crea una competizione tra città, e anche nell’ambito della stessa città. Le amministrazioni pubbliche non stanno sulla luna e sono strette in mezzo agli interessi concreti, compresi quelli dei tecnici, a cominciare dagli urbanisti.
Non c’è troppo da scandalizzarsi se una parte consistente del risparmio privato finisce in case sempre più diffuse sul territorio e in automobili per fare avanti e indietro tra le residenze e i luoghi di lavoro, di commercio e di svago. C’è in giro tanta gente il cui reddito supera le sue capacità di godersi un bel tenore di vita o di investire in qualcosa di diverso dai muri.
Ma Orvieto non è una città venuta su da poco e dal nulla. È una città trimillenaria con un centro storico impostato nel medioevo, modificato, ma anche arricchito, nel rinascimento e non troppo gravemente stuprato nel ventesimo secolo, quando la ricchezza e la disponibilità di nuovi materiali e tecniche costruttive ha fatto precipitare il gusto per la bellezza architettonica.
Ebbene, il centro storico non può sopravvivere senza popolazione. Così tutti gli ultimi tre sindaci di Orvieto si sono ripromessi il ripopolamento del centro storico. Anzi, forse per paura di confusione col ripopolamento faunistico, hanno adoperato il neologismo “ridensificazione”, preso dal gergo degli ambientalisti e urbanisti di estrema sinistra.
Le nuove lottizzazioni, se possono avere un effetto (speriamo non illusorio) sul popolamento del territorio orvietano, non possono che avere un effetto negativo sul popolamento del centro storico.
Altri proprietari di case nel centro storico, di fronte ai costi delle manutenzioni e delle ristrutturazioni e al rigore dei vincoli, saranno attirati da villette con doppi e tripli servizi, giardinetto per il cane, garage, magazzino per il giardiniere e alloggio per la badante. Così metteranno in vendita le loro vecchie case e cercheranno di trasferirsi. Così aumenteranno le seconde e terze case nel centro storico e diminuirà la popolazione residente.
Sono quindi necessari degli antidoti. Uno può essere l’incentivazione dell’acquisto e della ristrutturazione di case nel centro storico da parte di famiglie residenti fuori del territorio di Orvieto, che s’impegnino a stabilirvi la residenza.
Incentivi del genere, che non sono una novità in molti altri comuni, consistono nell’accollo al comune di una parte degli interessi sui mutui assunti dai privati. L’operazione è di provata efficacia.
E i costi possono essere affrontati, senza influire sugli equilibri del bilancio comunale, impiegando una quota dei contributi di urbanizzazione corrisposti per le nuove costruzioni nelle zone di espansione e per le ristrutturazioni in tutto il territorio comunale. Le somme così impiegate, grazie ai nuovi residenti, rientrerebbero in parte come addizionale comunale e compartecipazione al gettito dell’ imposta sui redditi, nonché come addizionale sui canoni elettrici: in tutto, quasi 200 euro all’anno per ogni nuovo abitante. Inoltre i nuovi residenti nel centro storico non renderebbero necessarie spese rilevanti per impianti pubblici, essendo la zona già urbanizzata. Anche per lo smaltimento dei rifiuti, i nuovi residenti sborserebbero cifre non certo inferiori ai costi. Aggraverebbero un po’ il traffico, ma pagherebbero i parcheggi. Tutto ciò, dal punto di vista delle finanze comunali. Quanto alla positiva influenza sull’economia del centro storico, non mi sembra che vi sia nulla da dire.
Un’altra iniziativa di supporto agli incentivi potrebbe essere la costituzione, con la volontaria partecipazione degli interessati, di una banca dati (da pubblicare, puntualmente aggiornata, sul sito istituzionale del comune) delle case disponibili per la vendita nel centro storico, siano esse affidate o meno ad agenzie immobiliari. Col consenso dei proprietari, si potrebbero pubblicare anche le piante delle case, le fotografie degli interni e degli esterni e il prezzo, rinviando, per quant’altro, al recapito del proprietario e/o dell’agenzia immobiliare.
Una ulteriore iniziativa potrebbe essere la pubblicazione sul sito comunale delle condizioni praticate dalla banche con agenzie in Orvieto nella contrazione di mutui immobiliari.
Insomma: incentivi e comunicazione, senza mai dimenticare che un centro popoloso e dinamico arricchisce tutto il territorio comunale.