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  Lettera a Valeria
 
di Nello Riscaldati

Valeria cara, al di là delle valutazioni relative al mio articolo “Acqua alla gola”, e per le quali ti sono grato, il tuo commento, proseguendo, cerca, individua e coglie il centro di un bersaglio importante che illumina un problema fondamentale.

L'argomento è accattivante e mi induce ad indugiarci sopra anche se solo brevemente, in maniera impersonale e senza fare nomi. Sono certo che i lettori avranno perspicacia sufficiente per leggere anche le cose non scritte.

C'è dunque un Sindaco, che suppongo tu conosca bene, il quale sicuramente possiede le facoltà che tu elenchi e cioè “intelligenza, intuizione, buona conoscenza della psicologia degli orvietani e dei suoi collaboratori, tra i quali, malgrado la “Toni volontà”, forse qualcuno è stato imposto dal “sistema”.

Abbiamo insomma un Sindaco sufficientemente dotato, ma che non è un politico. Se non dovesse fare il Sindaco sarebbe quasi un titolo di merito. Ma la bicicletta l'ha voluta lui e lui per forza deve spingere sui pedali.

In politica accade raramente di essere fortunati a tal punto da avere vicino una squadra la quale, trovandosi ad affrontare una salita, tiri compatta il capitano per rendergli più probabile il successo nel Gran Premio della Montagna. Accade invece con una certa frequenza che gli uomini e le donne che in campagna elettorale vengono presentate come quelle che, in caso di affermazione, saranno le persone giuste collocate al posto giusto, talvolta, a elezioni avvenute e a vittoria conseguita, il Capitano, in nome dei “necessari, delicati equilibri politici”, se ne vede “ammollare” uno o alcuni, di solito senza scienza e né esperienza, e che non trovano niente di meglio che attaccarglisi al sellino in modo tale da farlo faticare il doppio e rallentarne la velocità di marcia.

Per analogia, se si trattasse di un'orchestra il maestro si troverebbe costretto a dirigere alcuni elementi che non sanno suonare lo strumento che hanno in mano, o addirittura che non sanno leggere la musica che hanno davanti. Gli intenditori sono ben consapevoli che è sufficiente uno di tali elementi per rovinare un concerto.

Terminando questo strano excursus e facendo notare che tanto il capitano ciclista quanto il direttore d'orchestra avrebbero sostituito all'istante il “peso” o “l'incapace”, restiamo a chiederci se anche un Sindaco, come tu dici, può scrollarsi di dosso quella percentuale di “malgrado” impostagli dal “sistema” e “riconsiderare la presenza di qualche personaggio del suo staff che costituirebbe un salutare alleggerimento dell'aria che lo circonda”.

Certo che dovrebbe, anzi, identificato il problema, dovrebbe averlo già fatto; solo che in politica il passaggio dalla necessità di dover fare alla facoltà di poter fare, non dipende dalle volontà personali di un Sindaco ma dalla forza politica di cui il medesimo dispone.

E allora anche quel liberarsi delle “inutilità” che, come tu acutamente osservi, sarebbe “un salutare alleggerimento dell'aria che lo circonda” , diventa un problema complesso.

E lo diventa perché certe situazioni rassomigliano all'evoluzione delle ferite. Se le medichi subito guariscono, se le trascuri s'infettano e infettano. Nella strana situazione politica orvietana dove le controparti prendono le mosse muovendo in simultanea le pedine in avanti per riportarle, sempre in simultanea, subito dopo indietro, in questa stanca, eterna, incomprensibile monotonia di movimenti, di cose dette e non dette, oppure dette e non fatte, di giorni e di mesi che si arrotolano l'uno sull'altro senza che l'elettore, tanto carezzato prima, venga poi informato almeno di una virgola, in questa situazione qualsiasi esperto di analisi politica, anche di livello inferiore, riconoscerebbe i segni di una guerra di logoramento sottotraccia, dato che per decenza e per l'occhio dell'elettore pace tra le controparti non può esservi, guerra sottotraccia determinata dal fatto che la sinistra è obbligata a starsene zitta e buona e in posizione di copertura temendo nuove elezioni a breve non avendo a disposizione al momento un candidato spendibile nonostante la forza disponibile. Parimenti la destra, stordita da quella mezza vittoria di giugno che l'ha portata dopo 60 anni nella stanza dei bottoni, non è affatto convinta, pur avendo forse ancora qualche refolo di vento a favore, di essere in grado di conquistare, in un eventuale secondo round, quella maggioranza che nel primo round ha intravisto, ma solo da lontano.

Questa guerra di logoramento viene combattuta senza dare troppo nell'occhio, ma senza interruzione, con un lavorìo dell'avversario al bersaglio grosso in modo da sfiancarlo rendendogli difficile il respirare, il riposare e il ragionare. La cosa curiosa e costituita dal fatto che l'avversario non sempre è seduto dall'altra parte.

Uno del pubblico osserva: “Possinammazzalle! Se mènono anche tra de lore!”

Se questo è vero, e forse lo è, è in questa fase del match che probabilmente il Sindaco sta perdendo un po' del suo fiato.

All'inizio dell'autunno cominciano a levarsi, dalle cantine ai supermercati, dalle bèttole ai ristoranti, dai tabaccai alle panetterie e via via, giù giù fino ai bighellonanti dei Bar del centro storico, voci contrastanti che prevedono per la città un futuro del colore simile a quello delle fosche notti transilvaniche, popolato di scene Avatariane, e di flash scattati a Manhattan all'epoca del fallimento di Merrill & Linch.

Alcune di queste voci profetizzano l'Apocalisse prossima ventura, autore il perfido Commissario Sterminatore, arrivato a bordo di un cavallo nero e macilento, inviato da un Governo senza cuore e senza un soldo, e che con la sua cruda spada inseguirà teorie interminabili di uomini e donne, scatoloni in mano, sfrattate dai loro uffici e con figli e coniugi affamati che li aspettano a casa invocando con voce accorata pane, salame e cacio.

A seguire poi, come soluzione finale, la iattura del lavacro elettorale.

Altre voci riscoprono invece l'inno di Mameli, e precisamente quelle tratte che cantano: “Uniamoci, uniamoci, l'unione e l'amore, rivelano ai popoli le vie del Signore,...!” e l'altra “Raccòlgaci un unica bandiera, una speme, di fonderci insieme già l'ora suonò,...”

In novembre appare ormai chiaro che il Sindaco non è in grado di rovesciare il tavolo. A questo punto non è più nemmeno importante sapere se non può o non vuole o se abbia coscienza di aver perduto l'attimo fuggente o se addirittura abbia nascosta da qualche parte un'arma segreta risolutiva di qualsiasi problema.

E così, tra novembre e dicembre, comincia a farsi strada l'idea salvifica del “fronte civico”, della serie “tutti alle mura, Annibale è alle porte e non è un cantante pop”.

Il Fronte Civico, organo non previsto dall'ordinamento, ma figlio della necessità, è un entità mai sperimentata prima ma che si spera, da parte di chi l'ha concepito, che possa sciogliere i nodi che la politica codificata non è in grado di sciogliere e soprattutto che aumenti la velocità di marcia verso il traguardo del Gran Premio ella Montagna. In altre parole si spera che possa fungere da sostegno politico all'esecutivo e metta in grado il Sindaco e pochi intimi di prendere in mano il timone e di virare, orzare, lascare, cazzare e via dicendo a seconda del vento e dei quattrini. A pensarci bene però il “fronte civico” diventerebbe lui l'esecutivo! O no! Boh! Che casino regazze mie!

Al momento di andare in macchina, (per coerenza dovrei dire in “Vespone”) non saprei dirti, Valeria, se questo “quid”, o “monstrum” come alcuni lo definiscono, sia solo una proposta possibile, o una mossa concordata o più semplicemente una fregatura che l'una parte voglia ammollare all'altra. O, forse, si tratta semplicemente di un “pacco”!

Alla vista appare come uno strato riposante di foglie secche con sotto però qualcosa di incoerente dove il piede affonda e dove più ci si inoltra e più si va giù. Prima la scarpa, poi il malleolo, quindi lo stinco, la coscia e,.. beh! fermiamoci qui, perché penso che, se questi sospetti si rivelassero veri, non arriverebbero a sporcarsi fino a tanto.

Comunque a quel punto il “fronte civico” si sarebbe già “allamato”, starebbe cioè procedendo con le scarpe affondate nel “loto” e nella “lozza”, a meno che qualcuno non l'avesse investito delle facoltà necessarie per muoversi al di sopra delle acque fangose e senza sporcarsi, giusto alla maniera di Nostro Signore.

Ma sicuramente questa è l'analisi di un pessimista e i pessimisti andrebbero precipitati dalle mura in pasto ad Annibale che, voglio ricordarlo ancora una volta, non è un cantante pop. I “frontisti civici” proseguano invece la loro navigazione fin'oltre, se vogliono, le Colonne d' Ercole.

Vìrino, pòggino, làschino, càzzino quanto e quando vogliono, tanto, come al solito,: “Il popolo sulla riva, magna le nocchie e strilla, evviva, evviva, evviva!”

P.S. Se ci siamo sbagliati, Valeria, e se le cose per la città, come tutti ci auguriamo, andranno, come si suol dire “A pippa de cocco!”, saremo tutti felici e contenti e ci metteremo anche noi sulla riva, magari “a ceccia”, a mangiare le nocchie ed a gridare “evviva!”

Comunicazione di servizio

L'uomo di guardia sulla groppa del Campanone in cima alla Torre del Moro, disceso a terra ha riferito al Capitano che, dopo lungo scrutare ai quattro venti, ha rilevato scarse tracce della presenza sul territorio di una “nuova classe dirigente”. Ha notato invece che la Piazza si sta popolando di strane ombre tutte con dei vecchi tromboni in mano. Consultati gli schedari ne sono venuti fuori tutti nomi di sopravvissuti della vecchia “classe digerente”. Fine del rapporto



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05/02/2010



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