Caro Pier Luigi,
i “problemi enormi” di cui parli lo sai bene che rimangono, anche se la legge, come tu ricordi, “…non è così rigorosa sull’osservanza dei sacrosanti principi della democrazia rappresentativa”. E ne citi alcuni, su cui anch’io sono d’accordo. Così, il bello della democrazia è anche quello di essere flessibile, ma “dove si può esserlo”. Già tu per primo, nell’articolo precedente sui rospi da ingoiare, avevi colpito il bersaglio con la tua analisi, e la mia sintesi successiva, il commento al tuo articolo, più che una sintesi è stata soltanto un’ acutizzazione logica e consequenziale (o acetizzazione…) della piaga. Perché qui in effetti siamo davanti alla Codificazione Pubblica, e da parte di un pubblico ufficiale quale il Sindaco, dell’invenzione, senza approvazione né di Parlamento né di Consulta, di un nuovo organo rappresentativo! (cioè, lo zero che si autorappresenta).
Credo che un minuto dopo la reale convocazione e inizio di seduta di quest’organo, composto da Sindaco, due Giuntini e due Aggiuntini dell’opposizione, tutti gli altri, assessori rimanenti e consiglieri di qualsiasi pollaio, potrebbero e dovrebbero dimettersi con lettera e spiegazione al Prefetto. Se non lo facessero, sarebbero complici, traditori del loro stesso mandato.
(Se mi verrà in mente qualche altra efferatezza legale, “da compiersi dal primo cittadino che lo voglia fare”, te lo farò sapere quasi immediatamente . Ma poi, forse, comunque, questo cittadino lo farà.).(in questo caso primo vuole significare il primo che passa, uno qualsiasi dato che il Primo
l’efferatezza sua l’ha già compiuta) ( Ma, ripensandoci, forse quest’”efferatezza”a voi di centrodestra non dispiacerebbe, perché vi darebbe la possibilità di dire a “quelli”::vedete, cari , questo matrimonio non si può fare (non s’ha da fare…., ne domani né mai….)
…. Scrivi: “…la legge….non vieta alle opposizioni di trasformarsi in maggioranza e viceversa;…”
Ma qui il problema fondamentale è la reciprocità dell’illegalità. Per cui anche l’opposizione, se accettasse di partecipare ad un organo anticostituzionalmente autocodificatosi, sarebbe passibile della stessa accusa.
Il tuo quarto capoverso, dove scrivi che preferisci che lo scioglimento del consiglio sia preceduto
da un “tentativo di governo” da parte degli amministratori in carica, è sopraffino, “un babà!. Praticamente è un doppio “dire a nuora perché…”. Nel senso che ti rivolgi a due suocere diconsi due, da una parte al tuo schieramento e dall’altra mandi un avvertimento, col concetto di “tentativo”, allo schieramento opposto, che arde dal non essere più opposto (la legge glielo consente….). Vale a dire, senti ineluttabile l’intervento del commissario prefettizio, e perciò ti rivolgi al centrosinistra chiamando il vostro evangelicamente e soprattutto seraficamente “un tentativo”.
Ma come ha scritto l’ottimo Nello Riscaldati (meno ottimo quando ricevo lodi immeritate) quelli “non si vergogneranno”, ben contenti di ammucchiarsi a voi. Quindi, non contate sulla loro tenuta politico-morale per aver così l’alibi, a sua volta “molto morale”, di andare con la coscienza pulita alla dichiarazione di dissesto, e quindi a elezioni (soluzioni) finali
Riguardo al paragrafo successivo, certo il commissario non potrebbe risanare il bilancio, però potrebbe “contenerlo”, che è la prima parte di qualsiasi risanamento, e non avendo legami di nessun tipo con la città un po’ di chirurgia potrebbe farla, dopo la dichiarazione di dissesto.
Paragrafo successivo. Dipendenti comunali, lavoratori e non farabutti.
Ma nessuno ha mai detto che siano farabutti. Che poi siano in ogni caso comunque lavoratori, beh questa è un’onorificenza che non si nega a nessuno.
Essi in ogni caso sono rimasti gli attuali unici (come gruppo e come singoli) attori di una situazione che a suo tempo fu farabutta, e che ebbe come attori principali due tipi di persone. Il primo era composto da politici-amministratori che per scopi di partito e personali approfittarono del loro potere per assumere in un organo dello Stato persone con tre caratteristiche intersecantesi: o non potevano fare il lavoro per cui sono stati assunti, o erano in ogni caso in soprannumero, o per favoritismo prendevano il posto di chi ne aveva più diritto ma non apparteneva alla fazione politica di chi decideva avendo il potere.
Per questo argomento è bene rileggersi l’articolo di Massimo Gnagnarini “A Orvieto è necessario governare”, specialmente al punto 2.
A questo punto, i responsabili di questi misfatti non sono più al comando, ma la situazione di illegalità continua. Ma può diventare un’”usucapione impiegatizia”? E “nonostante tutto”, come tu Pier Luigi scrivi in altro senso alla tua quart’ultima riga?
Forse questo corpo elettorale ha combinato anche il guaio di far vincere il centro-destra?
E se qualche cittadino, invece di frequentar Procure, avesse in mente di portare al Sindaco e alla Giunta qualche progetto interessante per lo sviluppo della città, come potrebbe farlo in questa situazione di incertezza, dato che un eventuale commissario prefettizio sopravvenuto al sindaco potrebbe levargli non i soldi che il cittadino non chiederà mai, ma anche un semplice tavolo in una semplice stanza del Comune, con un semplice computer e un semplice telefono, e uno o due collaboratori all’interno del comune?
Questo cittadino non lo farà, perché potrebbe essere un cittadino, come tanti in questa città, non abituato a sprecare il suo tempo, o a veder segati da nuove situazioni istituzionali i suoi programmi in atto.